Dipartimento Visione
Visione
L’evoluzione dei settori di competenza del Dipartimento e, più in generale, della ricerca nel settore tecnologico rende necessario un aggiornamento periodico della Vision del Dipartimento nell’ambito della didattica, della ricerca e della terza missione.
A tale scopo il Dipartimento ha redatto un documento
“DICEA 2030 – Cogliere il progresso in un mondo che muta”, che cerca di aggiornare la Visione sulla scorta del confronto con il contesto internazionale, anche sulla scorta dei risultati di un’indagine svolta all’interno del personale del Dipartimento.
In tale documento emergono alcuni elementi di riferimento e linee di indirizzo programmatiche che partecipano alla Visione del DICEA:
1. Superamento delle barriere dei settori scientifici disciplinari: le diverse materie devono evolversi verso un approccio di ricerca/didattica il più possibile integrato ed inclusivo. Nella pratica, ciò dovrebbe avvenire attraverso l’estensione verso i comparti "confinanti" sia dal punto di vista dei temi della ricerca, che dello stesso personale coinvolto.
2. Sostenibilità dell’ambiente costruito e transizione ecologica: affrontare i temi connessi con i cambiamenti climatici e l’utilizzo delle risorse naturali secondo un approccio trasversale fra le diverse discipline, utilizzando i paradigmi dello sviluppo sostenibile come riferimento dei diversi campi di indagine e formazione. Sono da sottolineare gli aspetti connessi all’uso di fonti energetiche rinnovabili, che coinvolgano un ripensamento delle città e delle stesse strutture edilizie. In generale il tema della città sostenibile, che affronti tutte le sfide dell'aumento della popolazione in ambiente urbano e l'adattamento ai cambiamenti climatici, è una prospettiva che viene indicata come uno dei possibili elementi trasversali ed unificanti del Dipartimento: per la questione acqua e ambiente (gestione delle risorse idriche, inquinamento, rischi alluvione, rifiuti, economia blu, acqua-cibo-energia-ecosistemi nexus), per il settore energia (rinnovabilità, efficienza, strategie per il clima urbano, materiali e tecniche, edilizia e ambiente urbano), per i trasporti, per i sistemi di comunicazione e le altre infrastrutture critiche. Le biotecnologie ambientali ed il recupero delle risorse dagli scarti rappresenteranno un ambito innovativo di sostegno allo sviluppo dell’economia circolare ed ai processi produttivi. Il remote sensing, la gestione dei dati geospaziali, il machine learning e l'intelligenza artificiale, contribuiranno al monitoraggio dei fenomeni naturali ed antropici riferiti al controllo dell’inquinamento e alla conservazione del patrimonio naturale, architettonico ed artistico.
3. Società virtuale e connessa: si coglie, in senso trasversale, la necessità di confrontarsi con gli innumerevoli aspetti di una realtà sempre più virtuale e connessa, meno personale, ma più condivisa e personalizzata. Questo apre spazi rilevanti anche nei settori tradizionali dell’ingegneria civile e ambientale sia per quanto attiene i servizi (mobilità, igiene urbana, ciclo idrico, …), che le costruzioni, le strutture e l’ambiente costruito nel suo complesso. In ambito territoriale l'elaborazione di infrastrutture di dati complessi e condivisi (BIG ed OPEN data, digital twin, …) può costituire un forte elemento di innovazione e di accesso alle informazioni, insieme alla gestione e all’interpretazione delle informazioni fornite dalla quantità sempre crescente di sensori e dispositivi intelligenti interconnessi, per la realizzazione di servizi e funzioni legati al concetto di smart city.
4. Materiali innovativi per il sostegno allo sviluppo: la necessità di studiare materiali innovativi appare come un’esigenza ripetuta soprattutto in termini di sostenibilità ambientale, prestazioni meccaniche, prestazioni energetiche, possibilità di riutilizzo. Tra i nuovi materiali appaiono di particolare interesse i materiali complessi, come, ad esempio, i metamateriali e quelli provenienti dal recupero dei rifiuti, anche attraverso l'uso di biopolimeri. È da sottolineare quanto le sfide poste dallo studio di materiali ed elementi strutturali complessi richiedano lo sviluppo di teorie, metodi computazionali avanzati e attività sperimentali volti ad una sempre più fedele ed efficiente capacità predittiva.
5. Sicurezza, mitigazione e prevenzione dei rischi: rimangono elementi di fondamento della figura dell’ingegnere, su cui è necessario produrre linee di ricerca, formazione e public engagement. Ciò sia nel settore dei rischi naturali, che in quelli dovuti ad attività antropiche, in connessione con i nuovi insediamenti e processi delle economie verdi e blu. Gli stessi aspetti epidemiologico-sanitari costituiscono un elemento di riferimento indispensabile in diversi ambiti applicativi e progettuali dell’ingegneria civile e ambientale. L’analisi del territorio e del tessuto urbano deve evolversi sempre più in un’ottica multi-rischio, in cui le varie componenti che concorrono alla definizione complessiva del rischio devono essere valutate utilizzando metodi di analisi e metriche comuni.
6. Internazionalizzazione della didattica e della ricerca: il contesto mondiale interconnesso rende indispensabile pensare ad una struttura universitaria aperta e permeabile al contesto internazionale. L’eccellenza è raggiungibile solo attraverso uno scambio programmato di competenze e conoscenze, in ingresso ed in uscita, che coinvolgano tutti i settori della formazione e della ricerca. È necessario incrementare ed ampliare gli accordi per il rilascio di titoli congiunti di Laurea magistrale/master e di Dottorato continuando il percorso brillante già avviato, anche rafforzandolo con le possibilità offerte dalla partecipazione all’Università Europea EUniWell. La stessa terza missione dovrebbe aprirsi in maniera più continuativa ad esperienze sovranazionali.